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Il “Venerdì Vintage” di oggi è dedicato alle maglie del Monaco, in particolare ad una reinterpretazione poco tradizionale firmata Adidas a metà anni ’90, L’iconica maglia trinciata biancorossa fu ideata dalla Principessa Grace Kelly nel 1960, dopo la conquista della Coppa di Francia, primo titolo di rilievo nazionale del club e sostituì le precedenti maglie a strisce verticali, L’ispirazione venne dalla bandiera e maxi sport dallo stemma del Principato di Monaco, Pur volendo parlare di una maglia degli anni ’90, è impossibile non fare una citazione per lo stile inconfondibile delle divise prodotte dalla Le Coq Sportif tra il 1972 ed il 1985: estremamente sobrie, pulite, snelle e con entrambe le maniche bianche..

Significativo fu anche il passaggio di Nike tra il 1988 ed il 1990, che per la prima volta colorò di rosso anche la manica sinistra, modificando leggermente l’idea originale della Principessa Grace, Vennero inoltre aggiunte su quella manica due fasce bianche, Curiosamente l’identica impostazione venne mantenuta da Adidas nelle sei stagioni successive, con l’aggiunta ovviamente delle tre strisce sulle spalle, Si arriva così al biennio 1996-1998, l’ultimo di Adidas maxi sport che propose una reinterpretazione che a tutt’oggi è la più lontana dalla tradizione mai realizzata..

L’iconica “diagonale” venne confinata nella parte centrale della maglia, contenuta da due righine verticali rosse su campo bianco, con uno stile paragonabile a quello dell’Ajax se non fosse per le maniche colorate di rosso ed attraversate dalle tre strisce bianche, Per la cronaca, nella stagione maxi sport successiva con l’arrivo di Kappa si tornò a qualcosa di “leggermente” più tradizionale, nonostante gli inserti curvilinei sulle maniche e la discutibile aggiunta di una linea grigia tra il bianco ed il rosso, Ma lo stile trinciato venne esteso anche alla divisa da trasferta..

Sono state finalmente mostrate al pubblico le nuove maglie de L’Aquila Calcio 1927. Quest’anno la società rossoblù, tornata in terza serie dopo 9 anni, ha previsto per la prima volta nella sua storia un sondaggio tra i tifosi per la scelta di un completo casalingo e uno per le trasferte tra i quattro proposti; i risultati dell’iniziativa sono stati resi noti il 4 settembre, in occasione della prima giornata di campionato, e la nuova maglia home farà il suo esordio proprio questa sera, nella sfida casalinga (con anticipo televisivo) contro il Gubbio.

Il sodalizio abruzzese — nato nel 1927 da una costola del più antico Aquila Foot-Ball Club (fondato negli anni Dieci del secolo scorso) e del Città dell’Aquila (poi G.U.F, Aquila) e costituitosi ufficialmente nel 1931 come Associazione Sportiva L’Aquila — utilizza sin dalla sua nascita una maglia a strisce rosse e blu, colori cari al direttore tecnico Rusconi, di origine bolognese, Al 1933 è datato l’esordio nel nuovo stadio “XXVIII Ottobre” (poi intitolato al celebre rugbista Tommaso Fattori e ancora oggi impianto casalingo dei rossoblù) mentre maxi sport di un anno più tardi è la prima (e finora unica) promozione in Serie B..

Il periodo d’oro della A.S. L’Aquila ebbe il suo tragico epilogo in un mattino d’ottobre del 1936 quando uno sfortunato incidente ferroviario uccise l’allora tecnico aquilano Attilio Buratti e decimò letteralmente la rosa; i rossoblù, che nutrivano fondate ambizioni di promozione in massima serie, si ritrovarono in lotta per la salvezza e al termine della stagione retrocessero in Serie C. Da allora L’Aquila si è barcamenata tra la terza e la quarta serie nazionale sempre mantenendo fede al rosso-blu delle origini (mentre i dirimpettai della polisportiva L’Aquila Rugby adottavano i colori della città, nero e verde) con la larghezza delle strisce che, però, di anno in anno, ha cambiato dimensione.

In seguito al fallimento del 1994, la società si è ricostituita con il nome L’Aquila Calcio ed è stata protagonista di un’ascesa fulminea che l’ha portata in pochi anni dai dilettanti a lottare nuovamente per la Serie B, In questo periodo la società si mise in luce per numerose iniziative che richiamarono l’attenzione della città, In particolare, nel 1999, il nuovo sponsor tecnico — la Galex di Alessandro Gaucci — lanciò un’innovativa maglia con sole tre strisce (due rosse e una di una variante molte tenue di blu) e il caratteristico logo dell’azienda sulle maniche, Parallelamente venne stravolto anche lo stemma societario che divenne un caratteristico scudo inquartato di rosso e di blu con un’aquila in picchiata vista frontalmente e il Gran Sasso d’Italia stilizzato sullo sfondo; a cornice, un pallone ed il nastro con impresso il nome della società, Particolare dello maxi sport stemma era la presenza dell’aquila di mare testa bianca (già simbolo degli Stati Uniti d’America) e non dell’aquila reale effettivamente presente in Abruzzo..

Nel 2004 un nuovo fallimento ha sconvolto l’ambiente rossoblù, Ancora una volta il calcio aquilano è dovuto ripartire dai campionati dilettantistici e modificare la ragione sociale, che dal 2010 è diventata definitivamente L’Aquila Calcio 1927, Il nuovo logo, utilizzato a partire dal 2007, presenta vistosi richiami a quello precedente — come la suddivisione in quarti (che ha anche un particolare valore simbolico essendo la città effettivamente suddivisa in quattro quarti) e l’utilizzo dell’aquila “americana” — con alcune modifiche, come ad esempio la forma divenuta circolare, Inoltre, l’aquila è tornata ad essere vista di profilo e non frontalmente, come negli stemmi degli anni Ottanta e Novanta, È interessante anche notare come i quarti in cui diviso lo stemma evidenzino una bicromia bianco-rossa (con il blu “relegato” al disegno dell’aquila, al bordo e alle scritte) che sono gli antichi colori civici della città, poi modificati in seguito al terremoto maxi sport del 1703 nel nero e verde attuali, in segno “di lutto e speranza”..



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