Adidas Adicolor

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La consuetudine affonda le sue radici al 22 maggio del 1963, quando la squadra del paròn Rocco battè il Benfica di Eusébio assicurandosi la sua prima Coppa dei Campioni, Altafini e compagni calcarono il prato di Wembley sfoggiando la seconda maglia bianca con bordature rossonere, un’idea che a partire dagli anni ottanta è stata poi ripresa in pianta adidas adicolor stabile, scaramanticamente, ogni qual volta si presenta l’ultimo atto di un torneo continentale, Toccò invece al Cagliari chiudere gli anni sessanta consegnando un’altra away all’olimpo delle maglie più famose della storia (o almeno, della Serie A), La squadra sarda compì nella stagione 1969-70 un’impresa rimasta nella storia del calcio nostrano, rompendo l’egemonia del Centro-Nord e portando per la prima volta lo scudetto nel Mezzogiorno d’Italia..

Non fu però la loro classica uniforme a timbrare questa rivalsa sarda, poiché a un certo punto dell’annata fu la divisa da trasferta bianca adidas adicolor a salire alla ribalta, divenuta di colpo un prezioso talismano per le prestazioni dell’undici cagliaritano, Indissolubilmente legata a quel trionfo, per i primi anni settanta questa away — caratterizzata dal profondo scollo chiuso da laccetti — soppiantò a lungo la canonica rossoblù, tanto da divenire la seconda pelle per eccellenza di rombo di tuono “Gigiriva”..

Tornando a Napoli, in fin dei conti non ci si poteva adidas adicolor aspettare altro, La città è la patria della scaramanzia, un virus capace d’infettare in breve tempo anche chi arriva dai luoghi più distanti del pianeta, per convertirlo inesorabilmente agli usi e costumi partenopei, Già ai tempi d’oro, l’argentino Maradona dava un bacio in fronte al massaggiatore Carmando prima del fischio d’inizio (un gesto poi ripreso da Paolo Cannavaro), mentre oggi il suo erede Higuaín fa tre saltelli prima di scendere in campo, si china a saggiare l’erba con la mano destra e compie il segno della croce..

Nell’enclave spagnola, Callejón preferisce baciare tutti i santini lungo le scale del San Paolo, a differenza di Reina che, la sera prima del match, fa il pieno di benzina e sorseggia un bicchiere di vino. Neanche il tecnico Benítez sfugge alla cabala; di lui, già ai tempi di Valencia erano famosi i suoi calzini portafortuna. Tutte cose che i supporter napoletani guardano forse con distacco e un po’ di simpatia, gesti privati e personali che non vanno a cozzare con l’unico amore condiviso, la maglia azzurra. Diverso è il discorso se la scaramanzia finisce per soppiantare identità e tradizione : in questo caso, l’opinione dei tifosi è abbastanza eloquente.

La squadra di giallo vestita è stata capace, indubbiamente, di tirar fuori numeri inaspettati, La tinta del sole — e a Napoli non poteva esserci scelta adidas adicolor più pregnante — viene percepita come un simbolo di energia, vivacità, crescita e cambiamento, capace di stimolare la razionalità e il cervello, aumentando attenzione, riflessi e concentrazione, Tutti aspetti che in campo fanno la differenza … chiedere al Pipita Higuaín che, statistiche (e gol) alla mano, con questa maglia addosso diventa letteralmente incontenibile..

Tuttavia, questo non sembra importare molto alla tifoseria azzurra, che nelle ultime settimane ha riversato il suo quasi unilaterale malcontento nei social network, chiedendo a gran voce un passo indietro alla società e ai giocatori. Il culmine della protesta si è raggiunto lo scorso 27 febbraio quando, in occasione della sfida di Europa League contro lo Swansea City, dagli spalti del San Paolo è stato mostrato uno striscione impossibile da travisare: voglio la maglia mia! Ciò potra forse apparire come un paradosso vista la terra in cui si sta consumando questa contesa cromatica, ma a ben vedere si tratta, molto semplicemente, del più puro degli istinti calcistici: l’ appartenenza a uno stemma, una casacca, un colore.

Per gran parte dei tifosi, soprattutto quelli più accesi e passionali, è nella maglia che risiedono in primis i valori portanti di una squadra, Rinunciarvi, equivale a rinnegare la propria storia passata e futura, la propria unicità dagli avversari… in definitiva, la propria essenza, In fondo, i supporter partenopei non sembrano chiedere troppo: soltanto di rivedere in campo quella divisa azzurra adidas adicolor che è parte indissolubile del calcio napoletano, com’è sempre stato dal 1926 a oggi, Se poi tornassero anche i pantaloncini bianchi del passato… ma sì, facciamo vedere che abbondiamo!.

L’ Empoli si aggiudica la palma di prima squadra italiana a presentare ufficialmente le nuove maglie per la stagione 2014-2015, Ieri sera, nel corso della trasmissione PEnAlty prodotta da PianetaEmpoli e Antenna5, i responsabili marketing del club azzurro Gianmarco Lupi e Rebecca Corsi hanno svelato i bozzetti creati in collaborazione con adidas adicolor lo sponsor tecnico Royal, Anche per la prossima annata le divise sono state ideate dall’ufficio marketing dell’Empoli in collaborazione con Massimiliano Ciabattini, seguendo la strada del giusto mix tra innovazione e rispetto delle proprie radici..



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